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Il ruggito degli Orsini
Per quanto concerne gli Orsini, i Conti di Tagliacozzo facevano parte di uno dei sette rami in cui si divise la famiglia originaria, che ottenne l'investitura di questo feudo, con la giurisdizione, la rocca e il dominio sui vassalli, nel 1294, da Carlo II d'Angiò (1248-
Dal " Catalogo dei feudatari della Camera ", stilato da re Carlo d'Angiò nel 1279, risulta che Tagliacozzo era divisa in quattro parti di cui erano signori la famiglia De Ponte, Berardo delle Celle, Rainaldo Gagliardi e Tolomeo della Montagna. Risalendo ancor più indietro nel tempo, si viene a sapere che nel 1187 Tagliacozzo era tenuta parte dai Bonaventura e parte dai De Ponte. Il primo è quel Bonaventura di Tagliacozzo che " tenet medietem Castri de Flumine " con Odorisio di Verrecchie, citati nel Catalogo dei Baroni del 1173. Uomini d'armi, condottieri, capitani di ventura, i componenti maschi di Casa Orsini continuarono ad esercitare il loro predominio sulle terre d'Abruzzo almeno fino al 1497, quando l'ultimo conte del Casato di Tagliacozzo, Virginio, per delitto di fellonia dovette cedere i suoi possedimenti alla famiglia Colonna.
Erano anni di lotte, di faide, di rappresaglie,di schieramenti di opposte fazioni, che dal generale si riflettevano sul particolare, coinvolgendo le popolazioni tutte, fino ai castelli meno estesi, dove le inesorabili leggi feudali prescrivevano diritti e doveri ad ogni livello, in una minuziosa elencazione di compiti e funzioni. Il venir meno a tali prescrizioni poteva costar caro, e nessuno, dal villano al signore, veniva risparmiato. Infatti, il non aver prestato il servizio feudale costà a Giacomo Orsini, una parte del castello di Tagliacozzo, devoluto dal sovrano alla curia. Ne rientrà in possesso solo quando re Roberto d'Angiò (1278-
Infatti, in un'altra carta dell'anno successivo (1352), si parla di una procura per trattare la vendita o la permuta di beni fatta al suddetto Orso da Banna de Montanea. Da queste poche righe e dal famoso testamento di Risabella del 1270, si può desumere che gli Orsini e i della Montagna erano in qualche modo imparentati tra loro, in quell'intricatissimo avvicendarsi di matrimoni combinati, accordi testamentari e compra-
Nello stesso giorno, Maria Orsini, figlia del fu Rainaldo, rinuncia alla Contea di Tagliacozzo, a favore del fratello del padre Giovanni e dei suoi successori ed eredi, ma essendo questi deceduto ella fa ampia donazione al figlio di lui Giacomo, il quale versa come dote la somma di 8.000 fiorini, oltre alla somma di 1.000 fiorini provenienti dall'eredità di Giovanna da Celano, sua madre. Il Conte Orsini tuttavia non fu immune da quell'incostanza che caratterizzò i signori feudali, sempre pronti a cambiare bandiera quando i propri interessi ne potevano trarre vantaggio, per cui quando il re minaccio di invadere lo Stato Pontificio egli prontamente si mise a disposizione di Alessandro V (1340-
Nel 1410 Orsini ottenne l'investitura della Contea di Tagliacozzo e delle proprietà dell'Abazia di Santa Maria della Vittoria. In un altro dip1oma del 16 dicembre 1413, re Ladislao dichiara di aver venduto ai fratelli Nicolà e Battista della Montagna i castelli di Verecula, Cappadocia e Petrella in Abruzzo Ultra, nonchè di aver promesso agli abitanti di Tagliacozzo " di lasciarli uniti e incorporati a quella contea " e quindi " ordina al giustiziere di quella provincia che non faccia innovazioni ". Tale diploma fu poi ripreso nel 1416 dalla regina Giovanna II (1371-
Giovanni Antonio parteggiava per l'angioino e con un esercito di diecimila uomini entrò in Abruzzo occupando tutte le terre e i castelli che affiancavano invece l'aragonese (1441). Un'altra pergamena del 20 maggio 1426 parla della diminuzione di alcune tasse fiscali accordata da Giovanna II ai Castelli di Tagliacozzo, Poggio Filippo, Scurcola, Marano, Castello delle Verrucole, Cappadocia, Castello di Fiume ("Castri Fluminis") e Castello di Pagliara, " posti nella provincia dell'Abruzzo oltre il fiume Pescara, vassalli di Giacomo Orsini, Conte di Tagliacozzo ", considerando i danni sofferti e la fedeltà mostrata da detti luoghi " acciò possano respirare dai danni sofferti ". Quali erano i danni sofferti da queste popolazioni? Sappiamo che nel 1424, cioè due anni prima di questo diploma, Giacomo Orsini era al servizio di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. A partire dal 1417, questi aveva ripreso la politica espansionistica del suo predecessore Gian Galeazzo, avvalendosi delle armi di diversi condottieri, tra i quali Francesco Bussone, il Carmagnola. Volendo allargare la sua zona d'influenza anche su parte della penisola, cominciò con l'occupare Forli nel 1424, ma gli stati vicini, specie Venezia e Firenze, temendo l'aumento della sua potenza, si unirono in una lega antiviscontea e riuscirono a bloccarlo a Maclodio (1427).
Evidentemente, i danni di cui si parla dovettero essere connessi in qualche modo con questi sanguinosi fatti legati alle battaglie, alle rappresaglie, alle punizioni che sempre accompagnano le vittorie e le sconfitte. I vassalli e i castelli venivano coinvolti in una sorta di vendetta trasversale che colpisce i nemici nelle persone e nelle cose a loro pertinenti. Cosi dovette accadere che questi luoghi, tra cui Castel di Fiume, venissero travolti dagli eventi riguardanti Casa Orsini. Divenuto re di Napoli, Alfonso il Magnanimo riconfermò con suo diploma del 6 aprile 1443 il dominio e il possesso su alcune terre poste nelle province dell'Abruzzo Citra ed Ultra, tra le quali Pallearia, a Giovanni, Cola, Pietro, Giampaolo ed Orso Orsini, Conti di Manuppello, come d'altronde fu riconosciuto a tutti i Baroni la "possessio uti possidetis". Già con diploma del 1442 Alfonso aveva confermato a Giovanni Antonio il possesso dei contadi di Albe e Tagliacozzo. Bisogna accennare al fatto che Albe era stata concessa dalla Regina Giovanna alla famiglia Colonna, ma era stata usurpata dagli Orsini facendo scoppiare un'accanita lotta tra i due Casati. Nel 1445, inoltre, Alfonso fece compilare l'elenco dei feudi del suo regno "ad recolligendam tassam a baronibus", e tra i possedimenti del feudo degli Orsini è citata "Castrum de Flumine".
Giovanni Antonio mori ne1 1456, e non avendo eredi maschi, il suo feudo tornà alla Regia Camera. Ritroviamo un riferimento a Castellafiume in un altro diploma del 25 febbraio 1467 del re Ferdinando I d'Aragona. Vi si parla della rinuncia e donazione fatta da Francesco Pagani "legum doctor" (legisperito) di Civitaducale, anche a nome del fratello Battista, a favore di Napoleone e Roberto Orsini, Conti di Tagliacozzo (" Neapoleonis De Ursinis dicti Cavalero Taliacotii Albeque Comites ") dei castelli di Corbaro, Corcumello, Poggio Filippo, Pagliara e Fiume ("Pagliare et Fluminis") e rispettive terre, diritti e beni eccetera, con le rendite spettanti all'Abazia della Vittoria ed altri beni burgensatici e feudali, mobili, gioie e denaro ad essi Pagani spettanti, salvi i diritti dei terzi, e quelli che spettavano alla regia curia come servigio feudale imposto o da imporsi (" quascumque actiones et jura super Castris Corbarii, Corcumelli, Podii Philippi, Pagliare et Fluminis, ac fructibus et redditibus abbatiae Victoriae, et nonnullis, aliis bonis stabilibus burgensaticis et feudalibus...ad dictum Franciscum et Baptistam eorumque, haeredibus et successoribus quovis modo, et quae spectare possent etc. "). Domandato il regio placito dai fratelli De Ursinis, Ferdinando re di Sicilia conferma in tutte le sue parti la predetta donazione dei fratelli Pagani, " come dal citato istromento ".
Ancora una volta vediamo Castrum Fluminis, tra gli altri castelli, rientrare in trattative di compra-
Il "capitaneus" designava non solo un capo militare, ma anche un amministratore con incarico di governo, chiamato a svolgere compiti civili, penali e politici in un feudo o in un paese o in una città. A questo punto i Colonna sperarono di rientrare in possesso della Contea di Albe, ma si fecero avanti gli Orsini del ramo di Bracciano, Napoleone e Roberto che non volevano cedere i due contadi. Sia gli Orsini che i Colonna si rivolsero allora al re di Napoli che non se la senti di favorire l'uno o l'altro, ritenendo entrambe le famiglie troppo potenti per inimicarsele, visto che gli servivano anche per tenere a freno la potenza dei papi. Scoppiata la rivolta feudale, detta la congiura dei baroni (1485), contro il monarca, i fratelli Napoleone e Roberto Orsini si schierarono al fianco del monarca, ottenendo in riconoscimento dei loro servigi l'investitura dei feudi di Albe e di Tagliacozzo.
Il ramo di Tagliacozzo della famiglia Orsini risulta cosi composto: Orso, Giangaetano, Matteo Rubeo, Napoleone, Giacomo, Napoleone (che ricevette in testamento dalla moglie i beni di Tagliacozzo e di Marano), Giacomo (investito nel 1329 di metà del castello di Tagliacozzo da Roberto d'Angiò), Orso (investito lo stesso giorno dell'altra metà del castello di Tagliacozzo dapprima devoluta alla curia per inadempienza feudale di Giacomo), Giacomo, Giovanni Antonio, Napoleone e Roberto (del ramo di Bracciano), Virginio, ultimo conte di Tagliacozzo, toltagli nel 1497. Virginio mori nel 1520.